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Il bambino con il pigiama a righe



Un giorno Bruno, un bambino di otto anni, ritornato a casa dopo aver giocato con i coetanei trova la casa in grandi preparazioni. Suo padre, ufficiale nazista, ha ricevuto una promozione e la moglie gli prepara una festa per l' occasione. Bruno non si rallegra del fatto perche' il padre ora per lavoro dovra' cambiare citta', cosi' Bruno dovra' trasferirsi altrove e lasciare gli amici che ama. La sua paura di rimanere da solo presto si avvera. La nuova casa e' isolata e fredda. Bruno non puo' darsi pace e' triste, solo e annoiato. Non ha banbini con cui giocare e la mamma gli proibisce di uscire dal giardino. Con la sorella Gretel non puo' piu' parlare perche' lei si sente grande ed e' affascinata da un militare al servizio del padre. L'attenzione di Bruno si concentra quindi su una „fattoria“ strana che puo' notare dalla finestra della sua camera, in cui tutti portano gli stessi pigiami a righe. Quando chiede spiegazioni ai genitori, loro sono evasivi e gli dicono di non pensarci e assolutamente di non avvicinarsi. Si tratta di un centro di concentramento. Il bambino inizia a fantasticare. Si avvicina alla „fattoria“ e fa conoscenza con un bambino del centro, di nome Shmuel. I due diventano amici. Anche dopo molte incomprensioni e incidenti i due continuano ad essere amici. Nel frattempo la mamma di Bruno viene a sapere delle brutalita' che subiscono gli ebrei nel campo di concentramento e decide di prendre i figli e di andare dalla zia. Il giorno in cui dovevano partire Shmuel non trova il padre e Bruno veste il pigiama a righe, si infiltra nel campo e aiuta l'amico a cercarlo. Durante la loro ricerca i militari li portano con un gruppo di uomini a fare „la doccia“, ossia nelle camere a gas. Il film finisce con un lamento lacerante della madre.

Scritto da: Lana Bezjak, 8.c




Post je objavljen 08.05.2019. u 09:45 sati.